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Riforme o rivoluzione

 

Invece di baloccarci sul nuovo leader del centrosinistra (esercitazione davvero accademica, visto il tempo che manca alle politiche) o su chi abbia vinto o perso (si tratta di punti di vista, non solo di numeri in sé), sarebbe il caso di togliere lo sguardo dal proprio ombelico e di guardarsi attorno. Le urne ci hanno consegnato la vittoria della Lega e uno scenario del tutto cambiato. Oggi Bossi decide, Berlusconi può solo trattare. Anzi, fa di più, se non ve ne foste accorti: punta direttamente sulla Lega, e tenterà di leghizzare il PDL, facendo perno sulla Padania e suoi nuovi padroni (quasi) assoluti. Fini che pensa di ciò? E l’UDC? La leghizzazione fa saltare tante vecchie strategie centriste, tante rincorse moderate. Oggi c’è un’accelerazione, uno strappo. Berlusconi, d’altra parte, è tipo che non guarda in faccia a nessuno ed è pronto a cambiare idea e strategie pur di conservare il trono. Non è tipo che “contrasta” gli eventi, semmai li cavalca (o tenta di farlo, cercando di non disarcionare), come farebbe il bravo cultore di marketing. La regola del venditore è sempre la stessa: conoscere il cliente e le nuove tendenze, capire come possano essere utilizzate a proprio vantaggio, e poi una soluzione soddisfacente si trova.

La trattativa sul futuro è già aperta. L’esito è quasi scontato e preannunciato: federalismo e riforma dello Stato alle camice verdi, il tema della giustizia al Cavaliere. Oplà. Come dire: fate dell’Italia ciò che volete, io voglio il mio salvacondotto. E il PD? Probabilmente barcollerà sull’esca del semipresidenzialismo, che significa di fatto costruire una “diarchia” ai vertici dello Stato: Berlusconi al Quirinale, Tremonti (o chi per lui) al Governo. Ma non è ancora chiaro se la eventuale legge elettorale sarà a doppio turno, e come sarà possibile conciliare il forte potere centrale insito nella “diarchia” col federalismo leghista, nonché la Padania col neomeridionalismo alla Lauro. Sono problemi della destra, a cui dobbiamo guardare con attenzione, certo, ma guai a puntare solo sulle contraddizioni altrui. Serve un progetto, servono idee, serve il coraggio di enunciarle tra i cittadini. Una cosa è certa: stavolta fanno sul serio e toccherà dire dei “si” e dei “no”. Non si scappa. Le riforme ci toccano, ci provocano, chiedono risposte. Al comunismo penseremo poi. Con comodo.

Pubblicato il 7/4/2010 alle 10.24 nella rubrica Politica.

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